venerdì 8 gennaio 2010

Le mouton de Panurge

"La pecora di Panurge"


Non ha ancora l'ultima piuma,
la freccia che la colpirà,
nel suo petto, non si consuma
nessun fuoco, quando si dà.
Se la ride dei fiori di campo,
e delle facili rime col cuore...
e delle Veneri di vecchio stampo,
quelle che fan l'amore per amore.

Non crediate che le sue membra
le mandi a fuoco Belzebù.
Il suo settimo cielo si ferma
al pianerottolo, tutt'al più!
Lei che non cederà alla passione,
lei rimarrà dall'alto a vedere
come animali in via d'estinzione,
quelle che fan l'amore per piacere!

Non crediate si faccia pagare.
Quando vi porta a letto, no,
non sarete tenuti a lasciare
un regalo sul suo comò.
Prima di togliervi gli stivali,
non vi presenta il conto più caro...
come usan fare le belle venali,
quelle che fan l'amore per denaro.

Ma senza ardore né corruttela,
voi mi verrete a chiedere qui,
se l'amore non val la candela,
perchè mai se lo gioca così?
Se tutti gli uomini al mondo potranno
darle una mano a svestirsi per bene,
è perchè questa è la moda dell'anno
e ad essere alla moda, lei ci tiene.

Ma il tempo passa e cambierà in pieno
ragazze mode e società.
E forse un giorno, in mezzo al suo seno
un'altra freccia si conficcherà.
Raccoglierà i suoi fiori di campo,
si coprirà dello stesso rossore
di quelle Veneri di vecchio stampo,
...quelle che fan l'amore per amore!


Trad. Salvo

S'faire enculer

Sforzarsi di non sforare sopra le righe, riadattando “S'faire enculer”, non è facile. E lo saprà Giorgio Conte, che, chissà, forse per questo, ha preferito riproporla in francese. Già dal titolo, non credo occorra un madrelingua per intuire la traduzione letterale di “S'faire ENCULER”. Ma magari il rischio si limiti al titolo (che poi è anche il ritornello)! Via via che proseguivo nella traduzione, ne spuntavano sempre di più belle (l'emulo di Socrate! L'onanismo! ...)
L'argomento della sodomia, è forse l'unico, in campo pornografico, a cui il nostro “polisson/ de la chanson” non ha mai accennato. Così, per farsi perdonare, a costo di osare più del solito e di contravvenire al suo pudore (?), gli ha dedicato un'intera canzone. Niente nasce per niente, però. Ascoltando il brano con più attenzione, scopriamo che è anzitutto una critica, tutta squisitamente brassensiana, contro un certo capriccioso e cattedratico femminismo.
E già che siamo in tema - e che è ormai chiaro che è una canzone V.M. 14 -, mi permetto di introdurvela con un piccolo episodio sessantottino, avvenuto in quel di Bagheria, che fa giustappunto al caso nostro.
Un corteo di femministe (che contestavano non un presunto maschilismo, ma il maschio in sé) manifestava, levando di quegli orribili slogan, tristemente ricordati da Brassens. Aborrendo l'idea che la donna si avvalesse dell'uomo per godere nell'amplesso, le rabbiose arpie gracchiavano: “Col dito, col dito, l'orgasmo è garantito!”
Alché una banda (si vocifera di destrorsi, ma Brassens insegna a cercare la verità, al di là dei colori) che le ascoltava in lontananza, rispose prontamente con un distico degno di Marziale: “Col ca**o, col ca**o, ...è tutto un altro andazzo!”



“Prenderla nel culo”


La luna l'ha con me
ed io la compatisco!
E' troppo tempo che
non menziono il suo disco
e mi dimentico di lei.

Il mio registro ha
un'ultima lacuna;
fra tante oscenità,
gliene mancava una:
quella di prenderla nel culo!

Non è la cosa in sé...,
- anch'io sono di carne! -
direi piuttosto che
m'imbarazza parlarne,
parlare di pigliarla in culo!

Da quando Adamo fu
gabbato da una donna,
non ci fidiamo più...
e talvolta avrei voglia
di andare a prenderla nel culo!

Il femminismo, ahimé,
ci ha messo ormai alle strette.
Non ci rimane che
farci quattro pugnette
o andare a prenderla nel culo!

Ché a forza di far da
bersaglio ai loro slogan,
da qualche tempo in qua',
anche i maschi si arrògan
di andare a prenderla nel culo.

Se uno se le fa
è un porco maschilista...
e se non se le fa,
passa per pederasta!
...Non resta che pigliarla in culo!

Le stesse donne poi
ci mostrano il didietro
...e vogliono che noi
rimaniamo di vetro?
Fai prima a prenderla nel culo!

Ma sono stufo di
subire inquisizioni!
Perciò, farò così:
mi sbottono i calzoni
e vado a prenderla nel culo.

Da oggi, cesserò
di sgranocchiar le mele
e per la bella So-
doma salpo le vele,
andando a prenderla nel culo.

O femmine, affinché
non sorga, fra voialtre,
l'erroneo dubbio che
io sia un poco di parte,
prima di prenderla nel culo,

io vi confesserò
che siete nostre eguali,
ed auspico che ciò
vada per vie legali
(pigliarla, legalmente, in culo)!

Con quale autorità
- e con quale profitto?-
nella legalità,
vi neghiamo il diritto
di prenderla anche voi nel culo?


Trad. Salvo

sabato 2 gennaio 2010

Le vingt - deux septembre

“Il ventidue settembre”


Un ventidue settembre, tu te ne sei andata
e da allora, ogni anno, onoravo la data
smoccolandomi addosso, in ricordo di te...
Oggi torna a bussare al mio cuore di roccia,
ma ai miei occhi non resta neppure una goccia.
Del ventidue settembre, non m'importa alcunchè!

Non mi si rivedrà sotto un albero spoglio,
a strapparmi i capelli dal grande cordoglio
delle sue foglie morte, in ricordo di te...
Che il poeta Prevert si riprenda il mio duolo,
le sue foglie se le seppellisca da solo!
Del ventidue Settembre non m'importa alcunchè.

Quando aprivo le braccia, come un paio d'ali
inseguendo gli stormi nei cieli autunnali,
mi spaccavo le ossa, in ricordo di te...
Il complesso di Icaro adesso mi lascia
e saluto le rondini con una fascia!
Del ventidue settembre, non m'importa alcunché.

Attaccato ad un pizzo dei tuoi ghirigori,
sul balcone tenevo un vasetto di fiori
che innaffiavo di pianto, in ricordo di te...
Li offrirò al primo morto che mi passa accanto,
ora che non ho più lacrime né rimpianto!
Del ventidue settembre non m'importa alcunché.

E il pezzetto di cuore che ormai m'è rimasto
non traverserà più l'equinozio nefasto,
dando i numeri a vuoto, in ricordo di te...
La sua fiamma si è spenta e quei pochi tizzoni
cuocerebbero a stento tre o quattro marroni.
Del ventidue settembre non m'importa alcunchè.

Ed è triste non esser più triste, senza te.


Trad. Salvo

venerdì 1 gennaio 2010

Rien à jeter

-Ad alcune immagini di questa meravigliosa canzone, si è ispirato il mio adorato Gino Paoli, per comporre l'altrettanto meravigliosa "Questione di sopravvivenza".


“Niente da buttare”

Senza le sue chiome
che volano qua e là,
non capirei più come
il vento soffierà.

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.

Senza le sue guance
che mi offrono ogni dì
due belle melarance,
non mangerei così!

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.

Senza il suo dolce seno
su cui ogni notte sto,
col capo sul terreno
non mi riposerò.

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.

Senza i suoi larghi fianchi,
se un giorno sentirò
tutt' e due piedi stanchi,
a cosa mi terrò?

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.

Ci son cose più care
che la mia donna ha,
Ma non ne intendo fare
della pubblicità!

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.

Taccio tutto il più bello
di questa amica mia.
Non ve la do a modello,
per farle l'autopsia!

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.

Del resto, lei ci tiene
al fisico che ha
e non le andrebbe bene,
se in pezzi si farà.

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.

Quando la donna parla,
non dice mai di sì.
E tocca di lasciarla
o prenderla così!

Non c'è proprio niente da buttare in lei,
tutta sopra l'isola la porterei.


Trad. Salvo

L'ancetre

Rendendo sempre il debito onore al Maestro Pardo Fornaciari che m'ha preceduto...


"Il vecchietto"


Era così pimpante quel simpatico ottantenne,
che non sembrava stesse per rimetterci le penne!
E quando corse voce ch'era giunto al lumicino,
ci fiondammo tutti quanti intorno al suo lettino.

Ed avevam portato chitarre con i fiocchi
perchè alle loro note, cadeva sui ginocchi...
Ad eccezione delle musiche da guerra,
che ascoltava andando con il culo a terra!
Che ascoltava andando con il culo a terra!

Ballate e tarantelle, sardane e cha cha cha,
il fior fior delle corde era tutto là,
per regalare al vecchio, a mò d'estrema unzione
e in segno del nostro affetto, l'ultima esibizione
e in segno del nostro affetto, l'ultima esibizione.

Ma i dottorini, ahimè, che han detto no alla festicciola,
ci han tenuto le chitarre giù in guardiola!
E l'ultimo concerto per il vecchio sulle spine,
fu un mix di canti sacri, - che brutta fine!

Quando noi invecchieremo,
come saluto estremo,
non v'azzardate mai a portarci qui
un fratacchione insonne
per i chirieleisonne
ma chitarre, quelle sì!

Ed avevam portato l'ambrosia più divina,
perché il vecchietto aveva la febbre da cantina
e - a detta d'oste - nelle sere di ludibrio,
era l'ultimo che perdeva l'equilibrio
era l'ultimo che perdeva l'equilibrio.

Marasala, Entre-deux-mers, Barolo, Sciacchetrà,
il fior fior della vite era tutto là,
per regalare al vecchio, a mò d'estrema unzione
e in segno del nostro affetto, l'ultima libagione
e in segno del nostro affetto, l'ultima libagione.

Ma i dottorini, ahimè, che han detto no alla festicciola,
ci han tenuto le bottiglie giù in guardiola!
E l'ultima bicchiere per il vecchio sulle spine,
fu d'acqua benedetta – che brutta fine!

Quando noi invecchieremo,
come saluto estremo,
non v'azzardate mai a portarci qui
quelle acque minerali,
benedette o lustrali,
ma del vino, quello sì!

Ed avevam portato quelle del circondario
per fargli fare l'ammalato immaginario...
Con la sua mano morta, il vecchio sporcaccione,
alzava le sottane a ogni buona occasione,
alzava le sottane a ogni buona occasione.

Ninì Tirabusciò, Fru Fru del varietà...
Il fior fior del bel sesso era tutto là,
per regalare al vecchio, a mò d'estrema unzione
e in segno del nostro affetto, l'ultima erezione
e in segno del nostro affetto, l'ultima erezione.

Ma i dottorini, ahimè, che han detto no alla festicciola,
ci han tenuto le ragazze giù in guardiola!
E l'ultimo fruscio per il vecchio sulle spine
fu il saio di una suora – che brutta fine!

Quando noi invecchieremo,
come saluto estremo,
non v'azzardate mai a portarci qui
delle suore bigotte,
ma un paio di mignotte
e che fumino, sì sì...
e che fumino, sì sì!


Trad. Salvo

Le Moyenageux

"Il Medievale"



L'unica tirata d'orecchi
che farei, oggidì, ai miei vecchi
è d'aver scelto questo tempo
per giocare all'accoppiamento.
Sono nato, e non bastardo,
cinque secoli in ritardo.
Sua Maestà non la prenda male
se io son così medievale!

Perchè non nacqui -sacramento!-
verso il quattro o il cinquecento?
Avrei avuto una compagnia
nella più malfamata osteria,
con donnacce da postribolo
ed avanzi da patibolo,
ed avrei conosciuto forse
il fior fiore dei tagliaborse!

Dopo un pasto pantagruelesco,
avrei certo lasciato il desco
per rincorrere dei sederi,
sulla scia di Cecco Angiolieri.
Le mie donne, le avrei stuprate
sulle lapidi sconsacrate:
i miei amori da mass media,
non ne abbiano troppa invidia...

In quell'epoche benedette,
avrei visto come han le tette
le badesse e le priore
che non dicevano “Nossignore!”,
che, non avendo un'altra rama,
si sfidavano a “m'ama non m'ama”
sopra i pìppoli del rosario,
genuflesse innanzi al santuario.

Le suorine così fedeli
che aggiungevano a quei Vangeli,
uno in più, di tutt'altro genere:
“Il Vangelo secondo Venere”,
come la suora di Pourras,
che fu, rimane e rimarrà
la più rinomata sgualdrina
dell'intera zona Latina.

E per la mia fedina sporca,
avrei meritato la forca...
Già mi vedo nel ciel cilestro,
dondolare appeso a un capestro,
annaffiando con la pipì
la mandragola che cresce lì,
e benedicendo coi pie'
le puttane intorno a me!

Ma la mia resta una canzone,
devo farmene una ragione!
Ora sorgono grandi parchi,
sull'ossario degli eresiarchi...
Ora c'è una pizzeria,
dove c'era la mia osteria.
E i briganti così gagliardi
oggi son dei mafiosi codardi...

Non morrò per impiccagione,
ma in un letto, come un coglione;
me ne andrò, sterile e vegliardo,
cinque secoli in ritardo.
Ma che i miei ultimi improperi
siano i versi dell'Angiolieri
“S'io fosse lo Padre Eterno,
arderei lo mondo moderno!”

...Sua Maestà non la prenda male
se io son così medievale!


Trad. Salvo

Le Gorille

...E perdonatemi la yubris sfrontata, ma non ho saputo resistere!


"Il Gorilla"


Dalle sbarre di una recinzione,
le signore di quella città
contemplavano un grosso scimmione,
senza un briciolo di dignità.
Occhieggiavano tutte contente
anche un punto particolare,
che mia madre, severamente,
mi ha proibito di nominare!
Occhio al gorilla!

Tutt'a un tratto l'angusta prigione,
dove viveva il bell'animale,
non so perché, ma si aprì (si suppone
che la chiudessero piuttosto male!)
La bestia, evasa dalla fortezza,
Disse “Quest'oggi, la perderò!”
parlava della sua illibatezza.
Ci eravate arrivati o no?
Occhio al gorilla!

Il direttore di tutto il serraglio
terrorizzato, schiamazza e bestemmia:
“Il mio gorilla può fare uno sbaglio!
Non gli ho mai fatto vedere una scimmia!”
Appena seppero, tutte le donne,
della verginità del primate,
invece di sollevare le gonne,
se la diedero a gambe levate!
Occhio al gorilla!

Hanno perfino iniziato a scappare
quelle che, prima, guardavano fisso,
dandomi prova che tra il dire e il fare
tante volte c'è in mezzo un abisso!
Tanto più vano era il loro timore,
poiché il gorilla è un buontempone,
meglio dell'uomo nel fare all'amore,
più di una donna mi è testimone!
Occhio al gorilla!

Tutti quanti, vedendo il gorilla,
corsero a mettere a riparo i culi,
tranne una vecchia, non più tanto arzilla,
ed uno dei magistrati curuli.
Visto che gli altri fuggivano lesti,
il quadrumane corse d'un fiato,
e in quattro salti, raggiunse le vesti
della vecchia e del magistrato.

“Bha!” sospirava la centenaria
“che mi si trovi ancora attraente,
sarebbe cosa un po' straordinaria,
ed insperata, sinceramente!”
“Non può scattargli per me la scintilla!”
pensava il giudice temerario,
“Non assomiglio per niente a un gorilla!”
Quanto seguì, gli provò il contrario.

Supponiamo che voi in questa fiaba
poteste mettervi un po' dalle sue,
tra un magistrato e una vecchia baba
Ditemi, chi scegliereste fra i due?
Dhe! Se toccasse a me, per esempio,
scegliere dal singolare connubio,
io vi confesso, che di questi tempi,
scelgo la vecchia, senz'ombra di dubbio!
Occhio al gorilla!

Ma, per fortuna, anche se il gorilla
per fare l'amore è davvero un gran fusto,
è noto a chiunque che pure non brilla
né per lo spirito né per il gusto.
E così, lui snobbando la vecchia,
contrariamente ai nostri timori,
afferra il giudice per un'orecchia
e lo trascina in un campo di fiori!
Occhio al gorilla!


Qui, mi conviene effettuare dei tagli,
ed è un peccato che non si può
entrare in merito anche ai dettagli;
ci avrebbe fatto ridere un po'!
Il magistrato, durante l'amplesso,
Versava lacrime a rotta di collo
Come quell'uomo a cui il giorno stesso
Aveva fatto tagliare il collo!
Occhio al gorilla!


Trad. Salvo